Perché il 2016 è stato uno degli anni più difficili per l’industria della moda

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L’industria della moda rappresenta la settima economia mondiale con un valore di 2.4 biliardi di $. Nonostante ciò, il 2016 è stato uno degli anni più difficili per il settore della moda e del lusso lusso dovuto ad un mix di 3 fattori legati all’economia globale, al cambiamento delle esigenze dei consumatori e ad alcuni nuovi trend del sistema moda.

The State Of Fashion il primo report creato da BoF e McKinsey con analisi quantitative e qualitative fornisce una overview sul settore per l’anno 2016 e alcune previsioni per il 2017.

Dal sondaggio effettuato da BoF e McKinsey è emerso come il 67% degli intervistati, un mix di alti dirigenti di aziende di moda, creativi, investitori e altri esperti del settore, ritenga che le condizioni per l’industria della moda sono peggiorate nel corso degli ultimi 12 mesi. Non solo sono molto pessimisti circa le prestazioni dell’anno, ma le prime tre parole hanno scelto per descrivere il settore oggi sono incerto, mutevole, e sfidante.

Le principali cause di preoccupazioni degli esperti per il settore della moda sono i cambiamenti dell’economia globale seguiti dalla concorrenza dei player online, la diminuzione del traffico nei negozi e la velocità del cambiamento delle preferenze dei consumatori.

Gli attacchi terroristici, la brexit,la volatilità del mercato cinese ed il rallentamento del mercato cinese e degli Stati Uniti hanno reso l’economia globale del 2016 difficile con conseguenze anche sull’industria della moda. Una categoria in particolare sofferenza è quella dei gioielli e degli orologi.

Il cliente è diventato meno prevedibile nel suo comportamento d’acquisto. Anche l’industria della moda è cambiata dall’interno adeguandosi alle esigenze del consumatore, riducendo il ciclo di vita di una collezione aumentandone il numero in un anno da 2 ad un minimo di 6 collezioni  e integrando le innovazioni sostenibili. Le aziende di moda vogliono aumentare le vendite rispondendo in maniera più rapida alla domanda diversa dei consumatori. Il rapido ciclo di vita che caratterizza il fast-fashion sta diventando una realtà anche per i segmenti del lusso e lusso accessibile. Il see-now buy-now  è la prova del cambiamento che è in atto nell’industria della moda.

Le aziende rispondono a queste preoccupazioni e al calo delle vendite con la ristrutturazione vista come un processo di risanamento per ridurre i costi e come unica soluzione per il mantenimento dei margini. Molti brand hanno infatti riconsiderato la propria rete di negozi anche chiudendo punti vendita li dove è stato necessario. L’aumento dei costi è legato anche all’aumento dei costi di approvvigionamento, secondo Cotlook infatti il prezzo medio del cotone è cresciuto nel 2016 rispetto agli ultimi 2 anni e continua ad aumentare.

Nonostante tutto, gli esperti sono positivi circa le opportunità di crescita, mettendo in evidenza la digitalizzazione e l’e-commerce come di gran lunga le più grandi opportunità del 2016. Le vendite online stanno crescendo ad un ritmo costante anche nel lusso che raggiungerà il 12% delle vendite nel 2020. Una delle sfide dei marchi di moda è trovare il giusto equilibrio tra assortimenti e prezzi online e in store anche considerando che l’e-commerce e il digital hanno creato la trasparenza dei prezzi tra brand e paesi.

Dopo il rallentamento del 2016 l’analisi dei BOF e McKinsey prevede una leggera ripresa nel 2017 con una crescita che arriverà ai  2,5-3,5%

fashion industry growth 2016-2017

 

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